San Gabriele

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San Gabriele nasce ad Assisi (Perugia) il 1° marzo 1838. E’ l’undicesimo di tredici figli di Sante Possenti, sindaco della città, e Agnese Frisciotti di Civitanova Marche.

Lo battezzano con il nome Francesco lo stesso giorno. In casa però sarà sempre chiamato Checchino.

Nel 1841 Sante è nominato assessore al tribunale di Spoleto (Perugia), dove si trasferisce con tutta la famiglia. Qui, a meno di 42 anni, muore mamma Agnese.

A tredici anni affronta gli studi liceali nel collegio dei gesuiti.

E’ intelligente, esuberante, vivace, gli piace studiare, riesce ottimamente soprattutto nelle materie letterarie. Gli piace seguire la moda, veste sempre a puntino.

Vuole primeggiare in tutto, “la bella vita non gli dispiace”. In città è anche conosciuto come “il ballerino”.

I ripetuti lutti familiari e alcune brutte malattie in cui è incappato gli hanno fatto apparire le gioie umane brevi ed inconsistenti; come l’ultimo dramma, la morte dell’amatissima sorella Maria Luisa, 1855.

Segue un anno tribolato senza riuscire a fare una scelta. Le cose non sono più quelle di prima, l’idea del convento torna con più insistenza. Il 1856 entra a Morrovalle (Macerata) nei Passionisti per iniziare il noviziato.

Lui, il ballerino elegante, il brillante animatore dei salotti di Spoleto, ha scelto di entrare nell’istituto austero dei passionisti, con lo scopo di annunciare, attraverso la vita contemplativa e l’apostolato, l’amore di Dio rivelato nella Passione di Cristo.

A 18 anni dunque Francesco volta pagina e cambia anche nome: d’ora in poi si chiamerà Gabriele dell’Addolorata. Ha trovato finalmente la pace del cuore e la felicità. lunghe ore di preghiera, le penitenze e i digiuni, ha trovato quello che cercava: Dio che gli riempie il cuore di gioia.

Nel 1857 emette la professione religiosa. Nel 1859 arriva a Isola del Gran Sasso (Teramo) per prepararsi al sacerdozio con lostudio della teologia. A fine 1861 si ammala di tubercolosi; ogni cura risulta vana.

Non riesce a diventare sacerdote. Gabriele si rende conto che non c’è niente da fare. Il viaggio è già finito. Ma non si sconvolge. E’ proprio quello che aveva chiesto qualche anno prima. Quel che conta è solo la volontà di Dio. “Così vuole Dio, così voglio anch’io”, scrive.

La mattina del 27 febbraio 1862 “al sorgere del sole” Gabriele saluta tutti, promette di ricordare in paradiso, chiede perdono e preghiere. Poi muore confortato dalla visione della Madonna che invoca per l’ultima volta: “Maria, mamma mia, fa’ presto“.